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Associazione Culturale "Tempra Edizioni"

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INTERVISTE AGLI AUTORI DI TEMPRA EDIZIONI 

29/07/2019, 12:54

Istinti, Poeti Urbani, Tempra Edizioni, Volume 4, Poesia, Poeta contemporaneo



INTERVISTA-ad-Alessandro-Ebuli


 Alessandro Ebuli affermato intellettuale ligure propone la poesia civile come momento di riflessione sui grandi cambiamenti epocali e di conseguenza personali mediante la raccolta “Istinti”.



Alessandro Ebuli scrittore, poeta e recensore musicale nasce a La Spezia nel 1975. 
Il suo esordio letterario è avvenuto con la sillogepoetica Sotterraneo (ERETICA Edizioni, 2016), ma l’intellettualeligure si è affermato con le raccolte di racconti Le dieci stanze (ERETICA Edizioni, 2017) e Incastri distanti (ERETICA Edizioni, 2018). 
Istinti è la sua seconda opera di poesia. 

Benvenuto Alessandro,Tempra Edizioni è felice di poterpresentare al pubblico, in questa breve intervista, il volume Istinti.  

1)     La produzioneletteraria in versi: informativa, emotiva e funzionale può essere suggestivasolo quando a dettarla è una giusta intuizione? Ritengo che l’intuizionesia il fondamento per lo sviluppo del proprio pensiero personale, affinchégrazie ad essa si possano espandere e rendere vive e reali le proprie visionipiù o meno intellettuali, ove detto termine implichi una attenzione neiconfronti del mondo e della sua complessità; da qui si evince che unaproduzione letteraria, nella fattispecie in versi, possa, e debba, informare edemozionare, divenendo funzionale alle esigenze del fruitore. Quindi sì, laproduzione letteraria in versi necessita dell’intuizione, giacché a differenzadella prosa subisce un confronto diretto con il lettore, il quale disattendeinutili divagazioni.  
  
2)     "Istinti" è un titolo irruento per unlibro di poesie, come mai l’hai scelto? 
Il motivo è semplice: gli istintisono condizioni umane alle quali è impossibile sottrarsi- se non in determinaticontesti che necessitano un concentrato di autocontrollo - poiché dettano nellamaggior parte dei casi delle risposte naturali. È questo il mio caso, al qualenon ho saputo sottrarmi, e grazie ad esso ho sentito il bisogno, la necessitàfinanche l’urgenza di riversare i miei personali istinti su carta. Credo non siadifficile evincere tale urgenza oggettiva.  

 3)     Nella raccolta divieni promotoredella poesia civile, dato che descrivi la società nella sua veste più crudele - "testimoni di anni oscuri’ affogatinel disgusto’ arsi nel fuoco dellafuria disumana’ di feroci persecutori"- dove odio e violenza muovono il ventodell’arroganza mettendo a rischio la libertà. Cosa puoi dire in merito? 
Viviamo in un contesto storicopregno di ingiustizie e soprusi, nel quale il disgusto è la sola forma diindignazione possibile per separarsi da tale impietosa realtà; il nuovomillennio ci ha scaraventati senza paracadute in un calderone di tecnologia e paranoicaassuefazione digitale che, inutile negarne l’evidenza, non sappiamo gestire.Qualcuno ci ha dato il mondo in mano senza consegnarci le istruzioni per l’uso,ed ecco i feroci persecutori, quelli che hanno ordito il piano atto a rendercivittime inconsapevoli dell’apparente bellezza della modernità. La chiamolibertà apparente, l’illusoria percezione di poter fare e dire ciò che piùaggrada, senza alcun limite né censura, per ritrovarsi chiusi in un guscio chetutto toglie e niente dà in cambio. Di fatto è la nuova propaganda.  

 4)     Nel componimento in prosa "Non èsuccesso niente" ti sei ispirato ai fatti accaduti a Genova, nel 2001, inoccasione del G8. Rivivere questo ricordo va oltre la memoria e la continuarichiesta di giustizia sociale?Decisamente sì. Ho vissuto in primapersona e dall’interno quei giorni deliranti di guerriglia, caos, incompetenzae disorganizzazione. Ho visto con i miei occhi scene che fino al giornoprecedente avevo visto soltanto nei film, e questo mi ha fatto riflettere, a mentefredda, dopo quei tragici giorni, al concetto di ragione. Chi ha, e chi avevaragione? Chi ha sbagliato e chi davvero ha pagato? Rammento una canzone diFabrizio De André, per restare a Genova: La guerra di Piero.  "...Che aveva il tuo stessoidentico umore, ma la divisa di un altro colore". Ecco,la divisa di un altro colore è l’immagine degli scontri, è un vestito, è uno straccioal quale degli individui decidono di uniformarsi. Ma può davvero generare uncaos devastante come quello di Genova l’uniformarsi a regole e pensieri -condivisibili o meno poco importa - in nome di una ragione che ognuno desiderarimarcare, anche con la violenza, fino alla morte? "Non è successo niente"è un atto di accusa nei confronti di chi guarda e passa dicendo "non miinteressa".  

 5)     Nei tuoi versi ciponi spesso davanti a scenari naturali, sono palliativi o acusticidella solitudine? 
Indubbiamente sono acustici dellasolitudine, ove la risonanza di un vuoto interiore evoca immagini sovraccarichedi sofferenze, non necessariamente quelle dell’autore. Si parte sempredall’istinto, che fa da fondamenta a tutte le composizioni della mia opera;dall’istinto si sfocia nella rappresentazione in versi dei mali del mondo, eduno dei più diffusi, a causa del dolore, della sofferenza, dell’assenza semprepiù diffusa di rapporti umani - qui tornano a palesarsi i danni dell’eradigitale - è la solitudine, un tema ricorrente nelle opere dei grandi dellaletteratura contemporanea.  

 6)       Spingi il lettore, in un’atmosfera malinconica, verso grandi riflessionisul senso della vita, ma l’amore che ruolo riveste nelle singoleesistenze?  
Sono convinto che l’amore ricopraun posto d’onore sul podio dei fondamentali della vita, ma ciò che urtasensibilmente il mio modo di vedere il mondo circostante coincide con lacertezza di un fatto assai diffuso: oggi l’amore viene inteso semplicementequale sentimento affettivo tra individui. Non sono d’accordo e dissentofermamente. L’amore può palesarsi in centinaia di modalità differenti tra loro,ad iniziare dall’amore per la natura, per gli altri esseri viventi, per unafede religiosa, per se stessi, senza necessariamente tirare in ballo un’altrapersona. Affascinarsi nel guardare le bellezze di un panorama, anche questo èamore. Prendere coscienza di questi elementi potrebbe aiutare a vincere lasolitudine alle quale ho accennato poco fa.  

 7)     La poesia è capace di rieducare aisentimenti? 
Soltanto in chi abbia volontà dirieducarsi. La poesia è accettazione di una visione, quella dell’autore, chenon necessariamente deve coincidere con quella del lettore. Ma il lettoreaperto alla nuova visione si tufferà in quei sentimenti, nuovi o riscoperti,chi può dirlo, e trovare una diversa collocazione dei propri. In questo credoche la poesia sia un’arma potentissima, capace di penetrare come una dagadentro l’animo dell’uomo, molto più di altre forme d’arte. È la potenza dellaparola scritta.  

 8)      Perché un lettore dovrebbe leggere "Istinti?" 
Per tutti i motivi citati inprecedenza, ma per uno in particolare al quale sento la mia opera più legata:la visione. In quanto lettore, prima che autore, riscopro nella lettura immaginie visioni che si trasformano in riflessioni e spesso, in un secondo momento, inripensamenti e trasformazioni delle mie idee personali. È quello il momento incui mi sento di affermare che quel libro ha vinto, perché mi ha fattoriflettere. Dunque, senza peccare di presunzione, credo che Istinti possa inqualche modo focalizzare l’attenzione sulla riflessione, che è lo scopo dellaletteratura. Qualunque cosa il lettore ne trarrà sarà sicuramente positiva,indipendentemente dal fatto che l’opera sia stata o meno gradita.   

9)      Qualcosa da aggiungere? 
Un accennoalla citazione iniziale, dedicata all’immenso Maestro della poesia GiuseppeUngaretti. La rilettura della sua Vita di un uomo, comprendente tuttele sue opere, ha aperto in me una nuova visione della libertà e dellacondizione umana. Partendo da una attenta riflessione circa la sofferenza dellacondizione disumana nella quale Ungaretti si è trovato - le composizioni createdurante la Grande Guerra - che ha suscitato in me molteplici sensazioni, iltutto miscelato con una attenta riflessione in merito al nostro tempo, ha datovita ai miei istinti, poiché le trenta composizioni qui proposte sono nate inuna porzione di tempo molto ridotto.    

Ringrazio Alessandro per l’intervista. 


 Marianna Iannarone
24/06/2019, 10:47

Intervista, Il Grande Campo, Loris Fabrizi, Poesia, Poeti Urbani, Volume 3



INTERVISTA-a-Loris-Fabrizi


 Loris Fabrizi poeta, autore e attore amatoriale già conosciuto dai lettori in quanto gestore del blog sonoloris.com esordisce con la sua prima opera poetica “Il grande campo”.



Loris Fabrizi dott. in Scienze storiche, poeta, scrittore e attore amatoriale nasce a Latina nel 1983. 
La passione per la scrittura, alimentata negli anni, l’ha spinto ad aprire il blog sonoloris.com così da condividere le sue creazioni letterarie con un vasto pubblico di lettori. 
Il Grande Campo  è la sua prima opera edita.   

Benvenuto LorisTempra Edizioni è lieta di presentare in questa breve intervista la silloge poetica intitolata Il Grande Campo.   

Loris: Grazie Marianna, sono contento di essere qui anche se solo virtualmente. Questa opportunità oltre che nutrire il mio ego, rispondendo alle tue domande, mi rende maggiormente partecipe della bella realtà editoriale che avete costruito e che andrà a coinvolgere i lettori.   



1)     Il legame con la scrittura, considerabile dicotomico in quanto reale ma non sempre realistico, è emotivo ed esplorativo, in genere. Il tuo qual è? 
È un legame di coppia, tout court, con tutti gli estremi del caso, caratterizzato da grande capacità di dialogo, profonda intesa e sincerità tra noi, ma alla fine sempre di una coppia di truffatori si tratta. Insieme prendiamo la necessità (mia) di esprimermi e la voglia (di qualcuno, spero) di avere tra le mani un pezzettino di me cercando di rendere interessante il tutto.   

2)     La poesia che ruolo riveste nella nostra società? 
La poesia è capace di "creare bellezza e fare male". Non sono in antitesi queste due funzioni, non per una società che nasconde e si nasconde. La poesia ha il ruolo del giullare: creare l’incanto di parole attraverso cui è possibile condannare le colpe, e mettere a nudo le deformità di chi guarda. La poesia non ha filtri - e se ce l’ha è un mero esercizio di stile - prende in giro e fa sentire ridicoli davanti a tutti, coloro che, come bambini ostinati, rimangono attaccati alle cose, le loro cose, nella loro piccola stanzetta; mina la loro sicurezza, li costringe ad affacciarsi alla finestra che hanno dentro per vedere che il mondo è molto più grande e pieno di così. Quel mondo non sempre è più bello, anzi, quasi mai, è solo più vero; la poesia ci costringe a farci i conti.   

3)     La raccolta si caratterizza per la spiritualità ed acutezza dei suoi versi, fa riferimento alla fede e all’amore per la famiglia. Nasce dall’esigenza di ritrovare te stesso? 
Di perdermi, più che di ritrovarmi. Immagino la verità come una stanza sconfinata senza pareti, un luogo di cui ignoro l’ubicazione, in cui non conosco nessuno. Una situazione in cui non posso fingere - non avrebbe comunque senso - e in cui non posso nascondermi. Rimanendo abbastanza a lungo nella stanza della verità, sono convinto che l’unica cosa che potrei fare è chiedere aiuto, abbandonare ogni compromesso, mettermi a piangere e a strillare come farebbe un bambino. Se ammetti di esserti perso, permetti a qualcuno di ritrovarti. E non c’è una verità o un senso profondo da trovare, se non nelle nostre relazioni.   

4)     Alcune tue liriche possono essere definite metafisiche dato che si fondano su presupposti non condizionati direttamente dall’esperienza, e su valori assoluti, universali.  Cosa puoi dire in merito? 
Onestamente, non m’intendo molto di questioni metafisiche e se ho indugiato su questioni così elevate, l’ho fatto inconsciamente e prendendo comunque la misura con le braccia. Quello che posso dire è che, per me, i valori universali non sono quelli "altri" rispetto a noi, bensì quelli che, almeno un po’, fanno parte di tutti noi. Quindi, anche se i presupposti si fondano sull’assoluto, è sempre con la mia limitata e relativa esperienza che poi devono fare i conti. Insomma, cerco di scrivere quello che ho sperimentato, dubbi o certezze che siano. Se le mie poesie avessero un odore, eviterei la fragranza di ambrosia e scegliere la puzza di sudore.   

5)     Nei versi "Lo riuscite a sentire questo tanfo di falsa speranza?" - esprimi le difficoltà di vivere in un contesto precario, corrotto, disgregato, che rende "vittime di tracotanza". La falsa speranza può essere l’unica risposta positiva per un futuro migliore? 
Per come la vedo io, una menzogna non è mai la soluzione, semmai è il problema. La falsa speranza è affiancata alla finta indignazione, in un periodo in cui uomini soli al comando vendono facili soluzioni e condannano gli altri, giudicandoli vittime dei propri errori. Una ricetta per un futuro migliore, chiaramente, non ce l’ho, ma posso pensare abbia a che fare con il dialogo, la cultura, la solidarietà e ciò richiede tempo, coraggio, dedizione e sostegno. Tutto ciò ci riguarda perché è parte vitale di una società, e non ci vede come presenze occasionali in un contesto. La poesia di cui citi i versi è poco più di una pasquinata, ma buona parte della mia riflessione artistica, al momento, è volta a chiedermi quand’è che l’uomo si è arreso e ha creduto che più in alto di così non può salire, che meglio di così non può essere.   

6)     La forza della vita la si coglie nella poesia "Il senso del dolore" - quanto amore si nasconde nella sofferenza o viceversa? 
 Sono convinto che ogni essere umano nasca nella speranza e nella fragilità. Poi col tempo ci perdiamo. Ci perdiamo e rifiutiamo la complessità e le conseguenze dell’amore, anche a causa di quel dolore che non siamo riusciti a gestire. Uso il plurale anche se parlo di me. La folla è sempre una buona armatura. Gli occasionali incontri con la morte hanno scostato leggermente il velo della vita, consentendomi di sbirciare quel momento iniziale che ci accomuna tutti, prima che mi perdessi anch’io e, se una volta ero convinto che nella sofferenza ci si riconciliasse, sempre e comunque, potendo così ambire a un briciolo di vera condivisione e di amore incondizionato, dopo alcune forti esperienze personali, posso dire che non sono sufficienti, né il dolore, né l’amore; possono solo dare un abbrivio. Si può fare pace con gli altri, ma continuiamo a serbare dei debiti verso noi stessi e, in questo caso, il processo riabilitativo è molto più lungo e duro di fugaci attimi di estrema penitenza.   

7)     "Media terra" è una ode spettacolare, elogio alla terra e alla civiltà. Quanto siamo lontani dalla sensibile umanità e grati alla natura per ciò che offre? 
C’è una battuta automobilistica che recita "tu non sei bloccato nel traffico, tu sei il traffico". Volgendo in positivo lo stesso discorso direi che la natura non ci offre nulla, noi siamo parte della natura, e in questo senso non è un problema di gratitudine, quanto di consapevolezza. Consapevolezza che riguarda anche i rapporti interni all’umanità. Il Mediterraneo è un mare circondato da terra, tante gole assetate che si allungano verso lo stesso pozzo, eppure qualcuno è ancora convinto che muri, barriere, dogane e confini servano a qualcosa o che sia davvero possibile contenere l’umanità sofferente, dimenticando che le Nazioni sono solo una visione strumentale ai nazionalismi, cioè all’interesse di distinguere un "noi" da un "loro" e, oggi, di rifiutare le fragilità e le sensibilità altrui per occuparsi solo delle proprie.  

8)     Perché un lettore dovrebbe acquistare la raccolta "Il Grande Campo"? 
"La parola ha in sé un grande potere: ’uccide, salva, guarisce, consola." Autocitarsi è di cattivo gusto, lo so, ma il potere e l’energia insita dentro le parole sono buoni motivi per scrivere e per guadagnare un libro, ossia portarsi a casa le parole di qualcun altro in cambio di soldi. Detto ciò, di libri ce ne sono tanti, perché proprio questo? Mi sembra un buon modo per conoscerci. No? Certo, affinché la cosa sia reciproca, chi legge "Il Grande Campo" dovrebbe poi scrivermi a sua volta.   

9)     Qualcosa da aggiungere? 
Dico davvero, se volete dirmi qualcosa sono disponibile, pensavo di aprire una rubrica tipo "Mr. Lollo risponde". E niente, grazie ancora, per la disponibilità e la pazienza.   


 Ringrazio Loris per l’intervista.


Marianna Iannarone



10/06/2019, 12:43

Futuro Edificabile. Tempra Edizioni, Marianna Iannarone, Narrativa, Romanzo, Verismo, Precariato, Giovani senza esperienza



INTERVISTA-a-Marianna-Iannarone-


 Marianna Iannarone affermata scrittrice irpina dalla penna forbita presenta il suo nuovo romanzo intitolato “Futuro Edificabile” e definisce in chiave romanzata la seconda adolescenza dei trentenni a causa della disoccupazione.



Marianna Iannarone dott.ssa in Editoria e Pubblicistica, esperta in giornalismoe comunicazione, scrittrice e poetessa nasce ad Ariano Irpino nel 1991. 
Il suo esordio letterario è avvenutocon la silloge poetica Viandante (Delta 3 Edizioni, 2016) econ il romanzo La voce che non conosci (Eretica Edizioni, 2016). 
Ha partecipato a numerosi concorsiletterari qualificandosi come finalista e ha contribuito alla realizzazione dialcune antologie.  

Futuro Edificabile è il suo secondo romanzo.  

Benvenuta Marianna,Tempra Edizioni è lieta di presentare al pubblico, nella breveintervista, la sua direttrice editoriale nella veste di scrittrice. 

Marianna: "Grazie perl’opportunità".

 1)    Marianna, viviamo nell’epoca in cuiil profitto economico sembra essere l’unica spinta alla produzione, funzionacosì anche per i prodotti creativi? 
L’arte è espressione estetica dell’interiorità e dell’animoumano, pertanto un prodotto creativo nasce dall’esigenza di dover comunicare,condividere e trasmettere emozioni, più che di generare un beneficio economico.La scrittura è arte e scrivere un mestiere, non riconosciuto,ma ahimè, se volessi guardare al profitto non sarei motivata a scrivere.  

 2)    Scrivere presuppone o crea empatia? 
Scrivere presuppone empatia e ambisce a crearla. Essendo unapersona sensibile risento maggiormente delle situazioni, anche di quelle in cuipotrei evitare un coinvolgimento emotivo, perciò m’immedesimo subito nellestorie altrui, le assorbo e le impersono narrandole.  È anche vero che quando scrivo, aspiroa creare empatia con il lettore, sperando di proiettarlo nella vicenda e di farloaffezionare ai personaggi, ma potrei non riuscire nell’intento.   

3)    La tua opera è stata pubblicata da "TempraEdizioni" di cui sei direttrice editoriale, parlaci di questa opportunità. 
Rivestire un ruolo di granderesponsabilità per Tempra Edizioni è già una sfida personale, ma pubblicare unamia opera con lo stesso marchio implica un rischio più alto, potrei risultareautoreferenziale. Avendo avuto altre esperienze di pubblicazione e conoscendoil mio gruppo di lavoro, ho preferito proporre la mia opera - ritenuta valida -alle persone con le quali condivido un progetto importante.  

4)    Il romanzo s’intitola "Futuro Edificabile"e vuole fare riferimento alla possibilità di costruire un futuro o con sarcasmoal miraggio di realizzare i propri desideri? 
"Futuro Edificabile" rappresenta la metafora del nostrotempo, i personaggi perlopiù trentenni si pongono delle domande sul propriofuturo. Gaia, la protagonista, ha molto in comune con me o io con lei perché ècostretta a reinventarsi ogni qualvolta in cui le scade un contratto di lavoro,e da ciò deriva il senso di smarrimento che rende il presente inospitale; manonostante tutto spera nella possibilità di un riscatto sociale, in un futuroprossimo, tanto da poter realizzare i propri sogni con l’uomo che ama. Quindisì, Futuro Edificabile, pesa la possibilità e l’impossibilità di ciò che puòessere costruito e ciò che deve essere demolito.  

5)    Nel libro parli del disagio giovanileproveniente dall’insoddisfazione di trovare occupazione e delle ripercussionisociali. Ciò dipende dal luogo in cui vivi? 
Ho cercatodi presentare le difficoltà dei giovani legate all’inserimento nel mondo dellavoro, in chiave pungente ed ironica, anche se la situazione reale è davverodrammatica. Il lavoro è un diritto non sempre garantito dalla Costituzionealtrimenti non ci sarebbe tanta disoccupazione; così ho definito le condizioniridicole che spesso si è costretti ad accettare pur di lavorare: dallaprepotenza dei colloqui davanti a domande (fuori luogo) sulla propria vitaprivata come "Vuole avere figli?" alle umiliazioni dai datori di lavoro conretribuzione bassa e a nero. Questo è il disagio, sentirsi giovani senzaesperienza ma già adulti, incapaci di poter creare la propria famiglia, e quisi lega anche il concetto del calo demografico. Ovviamente questo malessere siripercuote nei rapporti interpersonali, in un contesto precario dove lodiventano anche le emozioni, in un clima d’incertezze. Il luogo incui vivo, parliamo del meridione, rende le cose ancora più difficili dato chele risorse ci sono ma non vengono sfruttate adeguatamente. Allo stesso temposono contro lo spopolamento delle aree interne, e ciò mi fa ostinare a rimanerenel mio paese natio.   

6)    In "Futuro Edificabile" quali altri temiaffronti? 
Principalmente"la seconda adolescenza dei trentenni" e ciò che ne consegue: crisi interiore,destabilizzazione, inconsistenza dei rapporti umani. Parlo d’amore, che riescea sollevare un po’ le sorti della storia, dell’amicizia vera ma anche di quellaa convenienza che sembra essere così ricercata per far funzionare i rapporti;delle rinunce ma anche dei sogni, delle conquiste per affermarsi e farsi largo aquesto mondo, della gioia che si cela dietro la sofferenza, della speranza.  

7)    La lettura è l’antidoto alla sindromedell’abbandono, nella società malsana, da parte delle istituzioni che sembranoignorare "deliberatamente" le nuove leve intellettuali? 
Il "libro"è un prodotto culturale che crea indipendenza e permette di vincere lasolitudine, quindi sì, la lettura è un antidoto capace di curare parzialmentela sofferenza personale o sociale perché induce a porsi domande più cherisposte, e abitua a pensare. Gli intellettuali hanno un ruolo importante,analizzano la realtà e seminano filosofia, spetta agli altri interpretare e/ofare proprio un pensiero. Le teste pensanti diventano spesso scomode, e si sa, vengonoprese tutte le precauzioni del caso per mettere a tacere voci fuori dal coro.  

8)    Fin dal tuo esordio con la sillogepoetica "Viandante" ci hai abituati a un tema ricorrente: l’amore che si provaverso gli altri o verso sé stessi. Credi che questo sentimento, sicuramenteessenziale per l’uomo, sia così potente da abbattere tutti i muri quotidiani euniversali che separano dalla felicità? 
Vedol’amore come un principio universale che permette di vivere con entusiasmo,nonostante le sventure della vita, e indubbiamente rende le persone migliori,le motiva, ma non le salva del tutto. I muri possono essere abbattutidall’intelligenza, alzarli è semplice, ma separarsi da un problema non significaaverlo risolto. La felicità è nella possibilità di scegliere, e i ponti a mioavviso collegano luoghi e persone, ma il fatto che esistano e non vadanonecessariamente percorsi, rende sereni.  

9)    Perché un lettore dovrebbe acquistare"Futuro Edificabile"? 
Per lasemplice curiosità di avventurarsi in una nuova lettura, per incontrarmiindirettamente tra queste pagine.  

10)   Qualcosa da aggiungere?  
Sì, mipiacerebbe definirei questo romanzo "verista", nella visione contemporanea deltermine, dato che narra la quotidianità di una generazione trascinata eabbandonata a sé stessa, la mia generazione.In ultimo citengo a ringraziare l’altra parte di Tempra, quella riservata che non amametterci la faccia, che mi ha concesso di pubblicare l’opera e l’intervista; maanche i lettori che sceglieranno questo titolo.  

Ringrazio Marianna per l’intervista.

                                                                                                         AntonioCipriano
Redazione Tempra Edizioni


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