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INTERVISTE AGLI AUTORI DI TEMPRA EDIZIONI 

24/06/2019, 10:47

Intervista, Il Grande Campo, Loris Fabrizi, Poesia, Poeti Urbani, Volume 3



INTERVISTA-a-Loris-Fabrizi


 Loris Fabrizi poeta, autore e attore amatoriale già conosciuto dai lettori in quanto gestore del blog sonoloris.com esordisce con la sua prima opera poetica “Il grande campo”.



Loris Fabrizi dott. in Scienze storiche, poeta, scrittore e attore amatoriale nasce a Latina nel 1983. 
La passione per la scrittura, alimentata negli anni, l’ha spinto ad aprire il blog sonoloris.com così da condividere le sue creazioni letterarie con un vasto pubblico di lettori. 
Il Grande Campo  è la sua prima opera edita.   

Benvenuto LorisTempra Edizioni è lieta di presentare in questa breve intervista la silloge poetica intitolata Il Grande Campo.   

Loris: Grazie Marianna, sono contento di essere qui anche se solo virtualmente. Questa opportunità oltre che nutrire il mio ego, rispondendo alle tue domande, mi rende maggiormente partecipe della bella realtà editoriale che avete costruito e che andrà a coinvolgere i lettori.   



1)     Il legame con la scrittura, considerabile dicotomico in quanto reale ma non sempre realistico, è emotivo ed esplorativo, in genere. Il tuo qual è? 
È un legame di coppia, tout court, con tutti gli estremi del caso, caratterizzato da grande capacità di dialogo, profonda intesa e sincerità tra noi, ma alla fine sempre di una coppia di truffatori si tratta. Insieme prendiamo la necessità (mia) di esprimermi e la voglia (di qualcuno, spero) di avere tra le mani un pezzettino di me cercando di rendere interessante il tutto.   

2)     La poesia che ruolo riveste nella nostra società? 
La poesia è capace di "creare bellezza e fare male". Non sono in antitesi queste due funzioni, non per una società che nasconde e si nasconde. La poesia ha il ruolo del giullare: creare l’incanto di parole attraverso cui è possibile condannare le colpe, e mettere a nudo le deformità di chi guarda. La poesia non ha filtri - e se ce l’ha è un mero esercizio di stile - prende in giro e fa sentire ridicoli davanti a tutti, coloro che, come bambini ostinati, rimangono attaccati alle cose, le loro cose, nella loro piccola stanzetta; mina la loro sicurezza, li costringe ad affacciarsi alla finestra che hanno dentro per vedere che il mondo è molto più grande e pieno di così. Quel mondo non sempre è più bello, anzi, quasi mai, è solo più vero; la poesia ci costringe a farci i conti.   

3)     La raccolta si caratterizza per la spiritualità ed acutezza dei suoi versi, fa riferimento alla fede e all’amore per la famiglia. Nasce dall’esigenza di ritrovare te stesso? 
Di perdermi, più che di ritrovarmi. Immagino la verità come una stanza sconfinata senza pareti, un luogo di cui ignoro l’ubicazione, in cui non conosco nessuno. Una situazione in cui non posso fingere - non avrebbe comunque senso - e in cui non posso nascondermi. Rimanendo abbastanza a lungo nella stanza della verità, sono convinto che l’unica cosa che potrei fare è chiedere aiuto, abbandonare ogni compromesso, mettermi a piangere e a strillare come farebbe un bambino. Se ammetti di esserti perso, permetti a qualcuno di ritrovarti. E non c’è una verità o un senso profondo da trovare, se non nelle nostre relazioni.   

4)     Alcune tue liriche possono essere definite metafisiche dato che si fondano su presupposti non condizionati direttamente dall’esperienza, e su valori assoluti, universali.  Cosa puoi dire in merito? 
Onestamente, non m’intendo molto di questioni metafisiche e se ho indugiato su questioni così elevate, l’ho fatto inconsciamente e prendendo comunque la misura con le braccia. Quello che posso dire è che, per me, i valori universali non sono quelli "altri" rispetto a noi, bensì quelli che, almeno un po’, fanno parte di tutti noi. Quindi, anche se i presupposti si fondano sull’assoluto, è sempre con la mia limitata e relativa esperienza che poi devono fare i conti. Insomma, cerco di scrivere quello che ho sperimentato, dubbi o certezze che siano. Se le mie poesie avessero un odore, eviterei la fragranza di ambrosia e scegliere la puzza di sudore.   

5)     Nei versi "Lo riuscite a sentire questo tanfo di falsa speranza?" - esprimi le difficoltà di vivere in un contesto precario, corrotto, disgregato, che rende "vittime di tracotanza". La falsa speranza può essere l’unica risposta positiva per un futuro migliore? 
Per come la vedo io, una menzogna non è mai la soluzione, semmai è il problema. La falsa speranza è affiancata alla finta indignazione, in un periodo in cui uomini soli al comando vendono facili soluzioni e condannano gli altri, giudicandoli vittime dei propri errori. Una ricetta per un futuro migliore, chiaramente, non ce l’ho, ma posso pensare abbia a che fare con il dialogo, la cultura, la solidarietà e ciò richiede tempo, coraggio, dedizione e sostegno. Tutto ciò ci riguarda perché è parte vitale di una società, e non ci vede come presenze occasionali in un contesto. La poesia di cui citi i versi è poco più di una pasquinata, ma buona parte della mia riflessione artistica, al momento, è volta a chiedermi quand’è che l’uomo si è arreso e ha creduto che più in alto di così non può salire, che meglio di così non può essere.   

6)     La forza della vita la si coglie nella poesia "Il senso del dolore" - quanto amore si nasconde nella sofferenza o viceversa? 
 Sono convinto che ogni essere umano nasca nella speranza e nella fragilità. Poi col tempo ci perdiamo. Ci perdiamo e rifiutiamo la complessità e le conseguenze dell’amore, anche a causa di quel dolore che non siamo riusciti a gestire. Uso il plurale anche se parlo di me. La folla è sempre una buona armatura. Gli occasionali incontri con la morte hanno scostato leggermente il velo della vita, consentendomi di sbirciare quel momento iniziale che ci accomuna tutti, prima che mi perdessi anch’io e, se una volta ero convinto che nella sofferenza ci si riconciliasse, sempre e comunque, potendo così ambire a un briciolo di vera condivisione e di amore incondizionato, dopo alcune forti esperienze personali, posso dire che non sono sufficienti, né il dolore, né l’amore; possono solo dare un abbrivio. Si può fare pace con gli altri, ma continuiamo a serbare dei debiti verso noi stessi e, in questo caso, il processo riabilitativo è molto più lungo e duro di fugaci attimi di estrema penitenza.   

7)     "Media terra" è una ode spettacolare, elogio alla terra e alla civiltà. Quanto siamo lontani dalla sensibile umanità e grati alla natura per ciò che offre? 
C’è una battuta automobilistica che recita "tu non sei bloccato nel traffico, tu sei il traffico". Volgendo in positivo lo stesso discorso direi che la natura non ci offre nulla, noi siamo parte della natura, e in questo senso non è un problema di gratitudine, quanto di consapevolezza. Consapevolezza che riguarda anche i rapporti interni all’umanità. Il Mediterraneo è un mare circondato da terra, tante gole assetate che si allungano verso lo stesso pozzo, eppure qualcuno è ancora convinto che muri, barriere, dogane e confini servano a qualcosa o che sia davvero possibile contenere l’umanità sofferente, dimenticando che le Nazioni sono solo una visione strumentale ai nazionalismi, cioè all’interesse di distinguere un "noi" da un "loro" e, oggi, di rifiutare le fragilità e le sensibilità altrui per occuparsi solo delle proprie.  

8)     Perché un lettore dovrebbe acquistare la raccolta "Il Grande Campo"? 
"La parola ha in sé un grande potere: ’uccide, salva, guarisce, consola." Autocitarsi è di cattivo gusto, lo so, ma il potere e l’energia insita dentro le parole sono buoni motivi per scrivere e per guadagnare un libro, ossia portarsi a casa le parole di qualcun altro in cambio di soldi. Detto ciò, di libri ce ne sono tanti, perché proprio questo? Mi sembra un buon modo per conoscerci. No? Certo, affinché la cosa sia reciproca, chi legge "Il Grande Campo" dovrebbe poi scrivermi a sua volta.   

9)     Qualcosa da aggiungere? 
Dico davvero, se volete dirmi qualcosa sono disponibile, pensavo di aprire una rubrica tipo "Mr. Lollo risponde". E niente, grazie ancora, per la disponibilità e la pazienza.   


 Ringrazio Loris per l’intervista.


Marianna Iannarone





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